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15 Mag 2017(…) Circa 200 miglia a nord di Chibok, vicino al confine con il Niger, si trova la città di Damasak. Una località piena di rovine e di abitazioni crivellate dai colpi dei proiettili, dove abitano i familiari di più di 300 minori rapiti dai combattenti islamisti qualche mese dopo i fatti di Chibok e mai più tornati. Il miliziani occuparono la scuola primaria Zanna Mobarti con i bambini all’interno, trasformandola in una base militare, poi oltrepassarono il confine portandosi dietro i giovanissimi prigionieri.
Ad oggi le autorità nigeriane sul posto hanno confessato all’agenzia Afp di non aver alcuna informazione utile al loro ritrovamento. Si tratta del più grande sequestro compiuto da Boko Haram durante il conflitto, ma per questi bambini è stato lanciato un hashtag, #BringBackOurBoys, che ha smesso di essere usato pochi mesi dopo. Non c’è stata nessuna campagna mediatica per la loro liberazione e nessun politico si è mosso. In questi luoghi, anche se è tornata la calma dopo anni di devastazione, la gente si sente trascurata e dimenticata. Questi ragazzini sono scomparsi nella giungla dove sono stati portati a forza, alla stessa velocità alla quale sono spariti dai pensieri dell’opinione pubblica.
Un’idea su quello che accade a chi viene rapito ce la fornisce un rapporto pubblicato dall’Unicef lo scorso aprile, secondo cui Boko Haram utilizza sempre più giovani minorenni come attentatori suicidi nei paesi del bacino del Lago Ciad. Dal 2014 gli jihadisti si sono serviti di 117 minori, di cui l’80% erano ragazze. Nel primo trimestre del 2017 la cifra è triplicata rispetto allo stesso periodo del 2016, raggiungendo i 27 kamikaze. Lo studio documenta casi di bambini cresciuti in cattività che, aggiunti alle testimonianze delle superstiti di Chibok, aiutano a capire: le ragazze diventano “spose” dei salafiti, i ragazzi sono addestrati come combattenti o spie. Facendo leva sulle loro menti deboli, i terroristi li trasformano in attentatori suicidi pronti a colpire in affollati mercati o moschee, dopo averli drogati e aver praticato loro un accurato lavaggio del cervello.
Una strategia usata abitualmente da Boko Haram, la cui ribellione, scoppiata nel 2009, ha provocato circa 20 mila vittime, 2,7 milioni di sfollati nella regione, oltre ad una terribile crisi alimentare.
Una potenziale soluzione a questa piaga disumana potrebbe venire dal delinearsi di una nuova situazione: indebolito da due anni di offensive militari, ma non ancora sconfitto, nell’ ultimo periodo il gruppo estremista è meno attivo e dallo scorso agosto si sta trasformando a causa delle lotte interne (…).
Fonte: http://www.nigrizia.it/notizia/i-bambini-dimenticati-di-damasak/notizie
