Arizona: disegni dal confine

Pubblicato il:

16 Lug 2019

Nei giorni in cui ancora tutto il mondo è scosso dalla fotografia di Oscar Alberto Martinez e della sua bimba inghiottiti dal Rio Grande mentre tentavano di raggiungere la sponda americana del fiume che fa da confine tra Messico e Stati Uniti, altre immagini – anche se forse meno vivide della fotografia scattata dalla giornalista Julia Le Luc – ci danno ancora l’idea della tragedia che si sta consumando ai bordi del Paese più potente del mondo.
Si tratta dei disegni dei bambini migranti provenienti da Guatemala, Messico, Honduras e El Salvador che – proprio come la piccola Valeria della fotografia-choc – affrontano con i genitori la strada dal centro America verso gli Usa e che, quando finalmente riescono a raggiungere la mèta, raccontano con pennarelli e matite quello che hanno vissuto.
La forza di alcuni di questi disegni ha colpito gli operatori del centro di prima accoglienza di Tucson, in Arizona, i quali hanno prima deciso di dedicare agli schizzi una stanza apposita – ribattezzata Children’s Gallery – e poi esposto le immagini dei piccoli rifugiati
in un centro comunale, dove rimarranno per l’intero mese di luglio con lo scopo di sensibilizzare concittadini e turisti su quel che accade a pochi chilometri di distanza dalla città.

La struttura di Tucson che promuove la pittura è un ex monastero benedettino femminile che, dopo essere stato chiuso lo scorso anno per mancanza di vocazioni, è stato trasformato in uno spazio per l’accoglienza di emergenza delle centinaia di rifugiati che si accalcano al confine. Il convento (…) è in realtà tuttora gestito dalla comunità cristiana locale e in particolare dal Catholic Community Services of Southern Arizona che a gennaio ha trasferito qui il rifugio per migranti “Casa Alitas”, diventato troppo piccolo per il flusso crescente di richiedenti asilo. (…)
Nella squadra all’opera nell’ex monastero c’è dunque anche un gruppo di 150 volontari che ha attivato un laboratorio di arte terapia pensato per i bambini: un’iniziativa praticamente unica nel panorama dei centri americani di confine che non hanno spazi né risorse per finanziare attività simili.

A Tucson invece i bambini disegnano liberamente sopra a un grande tavolo e poi appendono i loro quadretti al muro: così, dai fogli che foderano le pareti del vecchio convento fanno capolino recinzioni e filo spinato, uomini che stringono pistole nelle mani stilizzate e le camionette ben riconoscibili della polizia di confine, oltre ai volti dei parenti che molti si sono lasciati alle spalle. «Attraverso l’arte i bambini riescono a dare voce a sentimenti ed esperienze che altrimenti faticano a raccontare. I disegni diventano una prova visiva: onesta, autentica, indiscutibile» ha detto a “Prensa Libre” Valarie James, responsabile del laboratorio, artista impegnata sul fronte dell’immigrazione e autrice di una mostra con gli oggetti dispersi dai rifugiati lungo il confine dell’Arizona. (…) a furia di colorare, infatti, i bambini finiscono per raccontare con le immagini non solo i drammi vissuti ma anche le speranze per il futuro. (…)

Fonte: Mondo e Missione – Disegni dal confine di Ilaria Beretta – 4 luglio 2019

Ne abbiamo riproposto alcuni estratti.Arizona: disegni dal confine