Esperienza in Congo, Brazaville

Pubblicato il:

12 Nov 2016

Ndako Ya Bandeko 2016

Cosa mi ha lasciato questa missione:

L’aver visto un posto così diverso dall’Italia, mi ha mostrato un’altra parte di questo pianeta su cui viviamo. E quanto sono diversi i posti, ma soprattutto le persone, i loro modi di pensare e di vivere, la loro cultura, i loro costumi, le loro relazioni, la loro capacità di adattamento.

L’Africa si sa, è molto affascinante e misteriosa. È così incontaminata che la sua bellezza si conserva nel tempo. E di posti belli ne ho visti, come la savana a Makoua, città a Nord attraversata dall’equatore, così verde e incontaminata con chissà quali animali che ci abitano. O i piccoli villaggi che si intravedono a volte lungo la strada. O tutti questi piccoli e grandi fiumi dove a volte si vedono i bambini giocarci o farci il bagno. A prevalere in Africa è ancora la natura selvaggia.

Le case sono tutte povere, e la maggior parte costruite a metà per la mancanza di soldi. Qua tutti vivono nella povertà, tranne qualcuno in città a Brazzaville. Quindi le persone devono adattarsi per sopravvivere, anche rubando, come fanno molti ragazzi. Le strade sono tutte sporche perché l’immondizia viene buttata tutta per strada. Molti vivono in delle condizioni inimmaginabili: in queste quattro mura, con i tetti di lamiera, con scarafaggi e topi a tenergli compagnia. Anche la fame è molta. Oltre alla manioca, alimento forse più coltivato, possiamo trovare qualche verdura, pesce, pollo e altri tipi di carne. Non avendo il congelatore, per conservarlo, il cibo viene affumicato. Quindi nei banchi lungo la strada, si vedono tutti questi alimenti completamente anneriti. E quante mosche che volano intorno!

È veramente un altro mondo. Ma fortunatamente c’è molto bene, e lasciatemelo dire, soprattutto grazie alla Chiesa. E ai missionari che hanno portato qua il Vangelo, lasciando tutto per caricarsi dei problemi, della sofferenza e della povertà di questo popolo. Esistono infatti molte Chiese, monasteri e luoghi di aiuto. Sono molte le persone che hanno deciso di consacrarsi a Dio, frati, suore, preti.  È bello e confortante vedere la Chiesa in mezzo a tutta questa sofferenza e violenza. Il bene in mezzo al male. Un barlume di luce in mezzo a un’oscurità così profonda.

Esperienza in Congo, Brazaville

La realtà in cui mi sono ritrovato, è una casa che accoglie i ragazzi di strada. Quegli stessi ragazzi che si portano con sé sofferenze troppo grandi, anche per gli uomini più forti del pianeta. È una delle tante opere di bene della Chiesa. Tutti questi ragazzi che ho conosciuto, ognuno così speciale a suo modo, chissà dove sarebbero adesso, se non fossero stati tirati fuori da tutto quel male. Chissà come sarebbero e se avrebbero ancora tutta questa voglia di vivere che hanno adesso. Chissà se sarebbero ancora vivi… Sono tutti ragazzi speciali, come dicevo, molto dolci e tanto simpatici. Nella loro semplicità e nel poco che hanno, riescono a divertirsi così tanto. Si danno molto da fare sia nello studiare, che nel tenere in ordine il luogo in cui vivono responsabilizzandosi sempre più. E anche per convivere tra loro, tant’è che è raro vederli litigare. Passano le giornate quando non sono a scuola, a studiare o a fare i lavori di casa o a giocare. Si danno veramente molto da fare, diversamente dai giovani, me compreso, che vivono in Italia, o in Europa o dove non è così difficile vivere. O meglio sopravvivere. In Italia appunto passiamo le giornate correndo qua e là affannandoci per tantissime cose. Io ho sempre cercato di dedicare il minor tempo possibile alle cose che qua riempiono la giornata, dedicandolo a cose che ho sempre ritenute più importanti. I ragazzi qua in Africa, hanno un’altra relazione col tempo, vivendo a pieno ogni giornata, come se dessero un altro valore alla vita. Forse riescono a percepire meglio di noi la bellezza e l’importanza della vita. E non si ritrovano a sprecare il loro tempo come facciamo noi che l’abbiamo riempito di così tante cose da dimenticarci che la vita è una sola e passa in fretta.

Sono ragazzi volenterosi, che si aspettano ancora molto dalla vita, riconoscenti di poter avere una seconda possibilità. Per molte cose sono simili a me. Hanno i medesimi desideri e bisogni. Quindi anche se superficialmente sono così diversi, in realtà sono semplici ragazzi o bambini, come lo sono in tutto il resto del mondo. Prima di venire contaminati o formati dalla società in cui viviamo, siamo tutti uguali.

Non credo che tornato a casa, sarò completamente uguale a prima, dopo avere visto questa realtà ed essermi reso veramente conto che il mondo non sono solo le mie quattro mura e quello che gli sta intorno.

Forse vedrò i miei problemi e quelli del mio popolo in maniera differente. Perché i problemi quaggiù sono di un altro livello.

Se prima non riuscivo mai ad accontentarmi, cercando di avere sempre di più, come soldi, oggetti, lavoro, tempo, relax ecc. adesso forse riuscirò ad apprezzare di più quello che ho.

Se prima il mio scopo era di riuscire ad avere una vita più facile e tranquilla possibile, vivendo nel mio orticello senza che nessuno mi disturbi, adesso so che la vita e le cose vanno guadagnate con il duro lavoro e lottare per esse se necessario.

Se prima ero così indifferente agli altri, alla sofferenza e all’ingiustizia che mi sta intorno, adesso forse non lo sarò più.

E quando mi troverò in difficoltà, sia nelle cose semplici che in quelle importanti, potrò pensare ai ragazzi e alle persone che vivono qua, a cui la vita ha chiesto molto di più.

E quando mi troverò a terra, quando sarò in una situazione di sofferenza, potrò pensare ancora a loro, ai miei coetanei, amici e fratelli dell’Africa, che con la sofferenza ci si ritrovano ogni giorno.

Di questa esperienza posso solo dire grazie, perché ho ricevuto tanto e dato poco.

Leonardo Guidi